Erano le 3:32 di notte del 6 aprile 2009 quando una scossa di magnitudo 6.3 svegliò di colpo l’intera regione Abruzzo. L’epicentro era a pochi chilometri dall’Aquila. In pochi secondi, interi quartieri della città crollarono, borghi antichi si sbriciolarono, 309 persone persero la vita. Era uno dei terremoti più devastanti che l’Italia avesse vissuto negli ultimi decenni.
Tra i Comuni che subirono danni gravissimi c’era Fossa, un piccolo borgo medievale adagiato ai piedi del Gran Sasso, a pochi chilometri dall’Aquila. Le sue case in pietra, alcune risalenti al Medioevo, non ressero alla violenza del sisma. La popolazione si ritrovò in strada, senza un tetto, con il freddo della notte abruzzese ancora addosso.
La chiamata alle armi
Nel giro di poche ore, la macchina della Protezione Civile nazionale si mosse su tutto il territorio colpito. Tra le organizzazioni che risposero immediatamente all’appello ci fu il Coordinamento Fepivol, coordinamento regionale di protezione civile della Regione Lazio, al quale è affiliato il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma.
I volontari genzanesi lasciarono le proprie famiglie, i propri lavori, la propria quotidianità, e raggiunsero l’area del sisma in tempi rapidissimi. Non era la prima volta che erano chiamati a operare fuori dal territorio comunale, ma ciò che li attendeva a Fossa era uno scenario tra i più difficili mai affrontati.
Sul campo a Fossa: uomini e donne contro il caos
Arrivati a Fossa, i volontari trovarono uno scenario di desolazione. Le strade erano bloccate dai calcinacci, le abitazioni erano inagibili, la popolazione era raccolta in spazi di fortuna, stordita e disorientata.
Il lavoro fu immediato e metodico. Il gruppo si divise nei compiti con quella disciplina operativa che solo un addestramento costante può garantire:
- Allestimento del campo di accoglienza: montaggio delle tensostrutture, dei moduli abitativi e dei servizi igienici per la popolazione sfollata.
- Assistenza alla popolazione: distribuzione di generi alimentari, acqua, coperte e indumenti; supporto alle persone anziane e ai bambini.
- Ricognizione e messa in sicurezza: ispezione delle aree più colpite per segnalare eventuali pericoli residui e supportare le squadre di soccorso tecnico.
- Presidio h24: turni senza sosta per garantire la presenza continua accanto agli abitanti del borgo.
La coordinazione con le altre organizzazioni presenti sul territorio — Vigili del Fuoco, Croce Rossa, altri gruppi Fepivol — fu esemplare. Il Coordinamento Fepivol svolse un ruolo essenziale nell’organizzare e razionalizzare gli interventi, evitando sovrapposizioni e garantendo che nessuna esigenza della popolazione rimanesse scoperta.
L’abnegazione che fa la differenza
Ciò che rese straordinario l’intervento dei volontari genzanesi non fu soltanto la competenza tecnica — fondamentale, certo — ma l’abnegazione umana con cui ogni singolo membro del gruppo si dedicò al proprio compito.
Operare in condizioni di emergenza significa rinunciare al conforto, accettare la fatica, sapere di essere lontani da casa senza sapere esattamente quando si tornerà. Significa guardare negli occhi una famiglia che ha perso tutto e trovare le parole giuste, o anche solo stare in silenzio accanto a loro.
I volontari di Genzano lo fecero. Giorno dopo giorno, turno dopo turno, con pazienza e con il cuore.
Il ritorno alla normalità
Grazie all’intervento coordinato di centinaia di volontari provenienti da tutta Italia — tra cui il gruppo genzanese — la popolazione di Fossa riuscì in tempi relativamente brevi a recuperare una condizione di normalità: pasti garantiti, riparo sicuro, servizi essenziali ripristinati, una presenza umana costante che combatteva il senso di abbandono.
Non è poco. Nell’emergenza, la normalità è tutto.
Diciassette anni dopo
Oggi, 6 aprile 2026, ricordiamo quei giorni con rispetto e con gratitudine verso chi scelse di esserci. I nomi di quei volontari non finirono sulle prime pagine dei giornali — come spesso accade a chi fa il bene in silenzio — ma rimasero impressi nella memoria di chi li incontrò a Fossa.
Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma porta ancora oggi con sé quel ricordo come un impegno rinnovato: essere pronti, essere presenti, essere utili. Sempre.
“Il volontario non è chi ha più tempo libero, ma chi sceglie di non restare indifferente.”
Il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Genzano di Roma esprime la propria vicinanza alle comunità abruzzesi colpite dal sisma del 2009 e a tutte le famiglie che ancora portano nel cuore quella notte.
